L’open space è come la democrazia: non è perfetto, ma niente di meglio è stato inventato

L’open space è come la democrazia: non è perfetto, ma niente di meglio è stato inventato

Molte persone, in relazione alla situazione che attualmente stiamo vivendo, sentono lo spazio aperto come un tipo di organizzazione dell’ufficio che comporta il maggior rischio di contatto con altre persone. Non senza importanza, vengono poi accumulate altre “accuse”: rumore, mancanza di privacy, difficoltà di lavorare efficacemente, scarsa illuminazione e ventilazione.
Tuttavia, i critici non notano che lo spazio aperto presenta anche molti vantaggi, particolarmente significativi in questo momento storico.
Innanzitutto, l’open space consente una riorganizzazione efficiente ed economica dello spazio in caso di ulteriori modifiche o nuove normative. Inoltre, è molto più facile controllare la qualità e la circolazione dell’aria, che sono di fondamentale importanza per la sicurezza dei dipendenti. Lo spazio aperto ha anche un impatto psicologico paradossalmente positivo: la culla della nostra civiltà era la savana, un terreno pianeggiante, punteggiato da ciuffi di alberi e arbusti, con una prospettiva distante che ci consentiva di vedere ogni tipo di minaccia. Non a caso ricerche psicologiche indicano che questo tipo di spazio ci fa sentire più al riparo: forse è preferibile la savana ad una colonia di pinguini sulla nuda costa rocciosa!

Il luogo di lavoro, pertanto, richiederà un nuovo accordo, per tener conto di una maggiore quantità di spazio per ogni singolo posto di lavoro e una maggiore distanza tra le singole postazioni. Sarà inaccettabile disporsi faccia a faccia o uno di fianco all’altro senza l’utilizzo di protezione – dall’apparente sicurezza.
Gli uffici di nuova progettazione porranno sicuramente maggiore enfasi sull’uso di soluzioni che riducano il rischio batteriologico: ad esempio materiali e rivestimenti antibatterici appositamente selezionati e ceramiche per il bagno appropriate. Sarà inoltre desiderabile qualsiasi soluzione che faciliti il ​​mantenimento della pulizia e della disinfezione: superfici lisce e resistenti alle sostanze chimiche e alle alte temperature. Questo vale per pavimenti, pareti, banconi o tavoli, oltre che a postazioni di lavoro, in particolare quelle utilizzate nel sistema hot desk.
Infine, saranno necessari sistemi di ventilazione di alta qualità per mantenere alta la qualità e la pulizia dell’aria, un potenziale trasmettitore di microrganismi patogeni.

Un argomento di interesse sarà, inoltre, quello dei percorsi di comunicazione: i dipendenti dovrebbero essere in grado di mantenere una distanza di sicurezza mentre si spostano in ufficio, accedere a tutti i luoghi di lavoro, sale conferenze e aree comuni. Potrebbe essere importante investire in un sistema di identificazione visiva chiaro e ben progettato.
Il livello di disagio e ansia associati alla minaccia epidemiologica può essere diverso per le diverse persone, quindi vale la pena introdurre soluzioni in cui ogni dipendente sarà in grado di comportarsi sul posto di lavoro in modo sicuro nella propria percezione individuale.

I nuovi schemi organizzativi degli uffici dovranno poi tener sicuramente conto del fatto che alcuni dipendenti continueranno a lavorare in remoto ed alcuni contatti commerciali rimarranno limitati a telefonate e videoconferenze. Da qui la necessità più di prima di creare luoghi e spazi destinati a tali scopi, adeguatamente attrezzati.
L’aspetto dell’isolamento acustico sarà di conseguenza estremamente importante, in modo da evitare tutti gli elementi di disturbo tra colleghi di lavoro.

Questo concetto di ufficio – intuitivo – si basa sull’idea di nuova ospitalità: creare uno spazio in cui una persona si senta bene, sia rispettata e trattata individualmente.

 

Pierangelo Coraggia
Pierangelo Coraggia